Un titolo come quello della Gori potrebbe […] condurre il lettore ad aspettarsi qualcosa come una serie di vignette o schizzi o bozzetti tradizionalmente lirici – e, beninteso, non vi sarebbe in ciò nulla di male (evitiamo le recinzioni dogmatiche): solo che quella lettura, nel caso della presente raccolta, si troverebbe a seguire una pista falsa. […] risulta infatti che qui non si tratta di una qualche panoramica veduta esterna, ma dell’internalizzazione di una visione. […] Questa visione interna ha un forte elemento di mistero: anche se il termine “mistero” sarebbe forse un po’ troppo pesante. […] meglio allora parlare di un senso della sacralità delle cose, per cui si potrebbe ricorrere a un termine più lieve: misteriosità.
Certo, è possibile usare anche la parola divenuta abituale nella critica moderna: “ambiguità” […] Ma se mistero era parola troppo “mistica”, ambiguità è termine che potrebbe essere erroneamente letto in un senso quasi negativo […]. Mentre invece, nella critica letteraria e in particolare poetica, questo termine è tutt’altro che negativo, anzi è necessario: “ambiguità” e “misteriosità” sono essenzialmente modi analoghi di designare la coesistenza di più significati, di più prospettive, diverse nella stessa espressione. Coesistenza che non solo non pregiudica, anzi arricchisce, il senso del discorso poetico.
(dalla Prefazione di Paolo Valesio)